Gli stili cognitivi: comprendere le differenze per valorizzare l’apprendimento

Oggi l’attenzione didattica si sta sempre più orientando verso le caratteristiche individuali di ciascuno; la scuola è infatti chiamata a progettare percorsi formativi che tengano conto delle diversità tra gli studenti, come interessi personali, livelli di abilità, tempi di apprendimento e differenti stili cognitivi

Cosa sono gli stili cognitivi?

Boscolo (1981) definisce lo stile cognitivo come la modalità di elaborazione dell’informazione che un individuo adotta, che permane nel tempo e si generalizza a compiti diversi. 

Questo concetto non coincide con il livello di intelligenza o con il grado di abilità posseduto, ma riguarda le modalità attraverso cui l’individuo riceve, organizza e utilizza le informazioni, trasformandole poi in comportamenti. 

Quali sono gli stili cognitivi?

Cesare Cornoldi, Rossana De Beni e il gruppo di ricerca MT dell’Università degli Studi di Padova hanno approfondito il tema degli stili cognitivi, individuando cinque principali coppie di polarità che rappresentano approcci cognitivi differenti:

  1. Sistematico – Intuitivo 

Chi possiede uno stile sistematico affronta le attività in modo graduale e ordinato, analizzando con attenzione ogni elemento disponibile e seguendo una sequenza precisa di passaggi. Al contrario, chi presenta uno stile intuitivo tende a elaborare rapidamente delle ipotesi iniziali e a cercarne subito una conferma, procedendo in maniera più immediata e meno analitica. 

  1. Globale – Analitico 

La persona con uno stile globale tende a cogliere soprattutto il quadro generale e gli aspetti d’insieme di una situazione; al contrario, chi possiede uno stile analitico concentra maggiormente l’attenzione sui particolari e sui dettagli, anche quelli più piccoli. 

  1. Impulsivo – Riflessivo 

La persona con uno stile impulsivo tende a rispondere in modo immediato, senza analizzare a fondo le informazioni disponibili; al contrario, chi possiede uno stile riflessivo esamina con attenzione i diversi aspetti della situazione prima di dare una risposta, anche se ciò può richiedere più tempo. 

  1. Verbale – Visuale 

L’alunno con uno stile verbalizzatore apprende più facilmente attraverso il linguaggio scritto o orale e si trova maggiormente a suo agio nelle attività che richiedono l’uso delle parole. Al contrario, l’alunno visualizzatore predilige modalità basate su immagini, schemi, grafici e rappresentazioni visive, utilizzando spesso anche immagini mentali per comprendere e ricordare le informazioni. 

  1. Autonomo/creativo – Dipendente dal campo

L’alunno autonomo e creativo tende a utilizzare un pensiero divergente, esplorando liberamente idee nuove e individuando soluzioni originali ai problemi. Al contrario, l’alunno maggiormente dipendente dal campo risente in misura più forte dell’influenza dell’ambiente in cui opera, lasciandosi spesso guidare dai condizionamenti esterni e interpersonali. 

Come valorizzare gli stili cognitivi?

Valorizzare gli stili cognitivi significa riconoscere che le persone apprendono, elaborano informazioni e risolvono problemi in modi diversi, questo implica adottare approcci flessibili che integrino diversi canali. 

Ogni persona tende a privilegiare specifiche strategie cognitive che influenzano il proprio modo di studiare, sebbene sia fondamentale riconoscere e sostenere le modalità personali, il contesto scolastico dovrebbe tuttavia offrire anche situazioni differenti rispetto alle abitudini dello studente. Il confronto con compiti meno vicini alle proprie inclinazioni permette infatti di sviluppare una maggiore conoscenza di sé, delle proprie potenzialità e dei propri limiti; inoltre, ciò favorisce l’acquisizione di nuove modalità operative e l’uso di strategie alternative che, pur essendo accessibili, tendono normalmente a non essere utilizzate in modo spontaneo.

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Riferimenti bibliografici:

  • Boscolo, P. (1981). Intelligenze e differenze individuali. In AA.VV., Intelligenza e diversità. Torino: Loescher.
  • Cadamuro, A. (2004). Stili cognitivi e stili di apprendimento. Psicologia per la Buona scuola41.
  • Ricerca e Sviluppo Erickson (2015). BES a scuola – i 7 punti chiave per una didattica inclusiva. Trento: Erickson.
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