Mindfulness: allenare la presenza per stare meglio

Negli ultimi anni la mindfulness è stata oggetto di numerosi studi scientifici e i risultati sono chiari: praticare mindfulness aiuta a ridurre stress, ansia, depressione e dolore fisico cronico, aumentando la capacità di concentrazione, la qualità del sonno, la regolazione emotiva e il benessere relazionale.

Coltivare la mindfulness non significa aggiungere un altro impegno alla lista delle cose da fare, ma concedersi la possibilità di rallentare e portare attenzione al momento presente, a ciò che sta accadendo qui e ora, sospendendo per un attimo i rimuginii sul passato e le preoccupazioni per il futuro.

Non è necessario stravolgere la propria vita né isolarsi dal mondo: bastano pochi minuti al giorno per iniziare a percepire un cambiamento reale. Ciò che conta davvero è la costanza della pratica, ritagliandosi uno spazio all’interno della routine quotidiana.

Jon Kabat-Zinn, pioniere della mindfulness, la definisce così:

“Mindfulness è il prestare attenzione, in un modo particolare: con intenzione, nel momento presente e in modo non giudicante.”

Questa pratica viene spesso tradotta con il termine “consapevolezza”. Non significa smettere di pensare o cercare continuamente la calma, ma allenarsi a vivere pienamente il presente, osservando pensieri, emozioni e sensazioni con curiosità e senza giudizio.

Esistono diverse tecniche, da scegliere in base alle preferenze personali, alla situazione e alla motivazione. Possiamo distinguerle in:

  • pratiche formali, dedicate a un momento specifico della giornata;
  • pratiche informali, ovvero piccoli momenti quotidiani vissuti con maggiore consapevolezza, ad esempio mentre si cammina, si mangia, si fa la doccia o si lavano le mani.

Tra le tecniche più diffuse troviamo il Body Scan, una meditazione guidata che porta attenzione alle diverse parti del corpo, e il respiro consapevole, focalizzato sull’osservazione del respiro e sul radicamento nel presente.

Grazie ai suoi benefici, la mindfulness viene oggi utilizzata in numerosi ambiti:

  • in psicoterapia, all’interno di protocolli efficaci anche per disturbi complessi;
  • nello sport, soprattutto ad alto livello, per la preparazione alle gare e il recupero dagli infortuni;
  • in medicina, in discipline come oncologia, neurologia e cardiologia;
  • nella preparazione al parto;
  • nei percorsi di rieducazione alimentare;
  • nelle scuole, per promuovere benessere e resilienza;
  • nelle aziende, per migliorare benessere e produttività.

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